Sherlock: Benedict Cumberbatch eroe contemporaneo

Sherlock 4: Benedict Cumberbatch

La quarta stagione di Sherlock è disponibile su Netflix. Ecco perché Cumberbatch ci piace così tanto

Sguardo ceruleo, volto imberbe, gestualità raffinata. Lo Sherlock di Benedict Cumberbatch ci ha messo solo pochi episodi per imprimersi in modo indelebile nell’immaginario contemporaneo. Quattro stagioni spalmate in sette anni- la quarta disponibile da ieri su Netflix- di incantevole supponenza e irresistibili processi deduttivi. “Did you miss me?” Chiedeva Moriarty nel finale della terza stagione. Ma più dell’istrionico antagonista, a mancarci è stato lui, lo Sherlock Holmes efebico e geniale che con Cumberbatch ha centrato nel segno. Merito, senz’altro, di una serie accurata tanto dal punto di vista stilistico che nelle performance dei due protagonisti (John Watson è nientemeno che Martin Freeman). Ma nel carisma dell’eroe di Baker Street forse si cela qualcosa di più.

Sherlock: il fascino discreto della Gran Bretagna

Non incolpo la Disney per le mie aspettative sugli uomini, incolpo il Regno Unito.” recita un meme molto in voga. Difficile non essere d’accordo davanti alla schiera di attori inglesi che il cinema ha recentemente portato in auge. Da Tom Hiddleston a Matthew Goode passando per il nostro Cumberbatch, è innegabile che il fascino british miete più vittime del 2016. Sarà l’eleganza sottile e misurata, sarà una certa freddezza della mimica, ma i divi UK esrcitano sul pubblico un ascendente particolare. E quale eroe più squisitamente inglese dello Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle? “Il suo sguardo era acuto e penetrante.” scrive di lui il Watson letterario. “Il mento era prominente e squadrato, tipico dell’uomo d’azione. Le mani, invariabilmente macchiate d’inchiostro (…), possedevano un tocco straordinariamente delicato”. Vi ricorda qualcuno?

Sherlock Holmes e l’outsider multitasking

Intuitivo, brillante, orgogliosamente asociale. Anzi, per dirla con Sherlock, “sociopatico iperattivo”. È questo il profilo dell’eroe contemporaneo. Da Sherlock a Doctor Strange, da Mr. Robot ai protagonisti di The Big Bang Theory e Silicon Valley. I nuovi idoli sono outsider mentalmente capaci di padroneggiare moli ingenti di informazioni al servizio del proprio genio. Una abilità invidiabile in un’era come la nostra, iper-mediata e iper-tecnologica, inevitabilmente votata al multitasking. Volendo, anche più avara di contatti umani e più indulgente con le nevrosi. Ambizione, acume e competenze consentono ai nuovi eroi di cogliere il bandolo di una realtà che soggiace a un groviglio di interfacce. Un desiderio che torna a galla anche nel cinema di attualità, da La grande scommessa fino a Snowden. Sopraffatti da un presente che appare sempre più insondabile, abbiamo bisogno di credere in qualcuno per cui il quadro d’insieme è ancora “elementare”.

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