Vite Undercult: Amelia Earhart e l’arte di osare

Amelia Earhart in piedi davanti al biplano

Coraggiosa, ambiziosa e inarrestabile. Amelia Earhart ha stupito il mondo con i suoi record, ricordando a tutti l’importanza di tentare

“Agire è il modo migliore per scoprire che cosa funziona e che cosa no”.

Amelia Earhart è tutta in questa frase. La giovane pioniera dell’aviazione che fece incetta di record negli anni ’30 non era solita perdersi in titubanze. Fin da quando volò sul primo biplano, in un campo volo di Long Beach nel 1920, decise che quella era la passione cui avrebbe dedicato tutta se stessa.

Pagò lezioni di volo con i 1000 dollari raccolti attraverso lavori occasionali e, con l’aiuto della madre, acquistò il suo primo biplano personale. Con “Il Canarino”, soprannominato così per il colore, stabilì il suo primo record al femminile, volando a 4300 metri di altitudine.

Non mancarono anni difficili, tra dissesti finanziari e una sinusite cronica che costrinse Amelia a un’operazione. Ma non smise mai di lottare per poter continuare a volare e, nel 1928, colse l’opportunità di diventare la prima donna ad attraversare l’Atlantico in volo.


A dire il vero, in questa avventura, il ruolo di Amelia fu limitato. Gran parte dell’operazione fu condotta da membri più esperti del team. Ma il successo mediatico dell’impresa, fino ad allora portata a termine solo da Charles Lindbergh, le valse il soprannome di Lady Lindy e un’imbattibile notorietà.

“La cosa più difficile è decidere di iniziare, il resto è pura tenacia” avrebbe detto una volta. E a lei la tenacia non faceva difetto.

Nel 1932 fu la prima aviatrice ad attraversare senza scalo gli Stati Uniti. Tre anni dopo, la prima persona al mondo a volare tra le Hawaii e la California.

Il coraggio con cui affrontava le sfide più impensabili e la determinazione che faceva impallidire quella dei colleghi maschi la elessero anche a icona del femminismo.

Un ritratto di Amelia Earhart.
Un ritratto di Amelia Earhart.

Non perdeva occasione di affermare che “Le donne devono cercare di realizzare l’impossibile, proprio come gli uomini. Quando falliscono, il loro fallimento deve essere una sfida per le altre donne”.

Nel 1936 tenne fede alle proprie ambizioni, pianificando nientemeno che il giro del mondo attraverso la rotta più lunga mai tentata. Insieme al Fred Noonan, scelto come navigatore, partì dalla Nuova Guinea per raggiungere l’Isola di Howland nell’Oceano Pacifico. Ma qualcosa andò storto.

Non è chiaro se il problema fu dovuto all’antenna radio montata sull’aereo, a un problema di fuso orario o a problemi di trasmissione. L’ultimo messaggio comprensibile trasmesso dalla Earhart fu: “Dovremmo essere sopra di voi, ma non riusciamo a vedervi — ma il carburante si sta esaurendo. Non siamo riusciti a raggiungervi via radio. Stiamo volando a 1.000 piedi.”

L’aereo sembrò perdersi nel nulla e nessuna spedizione permise di ritrovarne i resti. Amelia Earhart e Fred Noonan furono dichiarati morti.

Le ipotesi sulla scomparsa si sono susseguite negli anni. Proprio nel 2017 History Channel ha rriaperto il caso, con un documentario che mostra una foto in bianco e nero dove la Earhart e Noonan compaiono su un molo delle Isole Marshall. Tuttavia l’esperto di storia militare Kota Yamano ha smentito l’ipotesi della loro sopravvivenza, dimostrando come la foto risalisse a prima del viaggio.

Un triste finale? Forse. Ma siamo certi che se Amelia potesse direbbe che ne è valsa assolutamente la pena.

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