L’equilibrio del contrasto: intervista ad Arianna Bellucci.

Arianna Bellucci Illustrator: Ruth.

“Per me è bello vedere che le cose possono essere diverse da quello che rimane in superficie”: l’intervista Undercult ad Arianna Bellucci.

Illustratrice, concept artist, character designer. Arianna Bellucci, classe 1991, si chiudeva in camera per disegnare fin da quando era bambina. Oggi i suoi progetti spaziano dall’illustrazione al videogame e delineano uno stile ipnotico, graffiante e in continua evoluzione. Per il nostro ciclo di interviste Undercult, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Hai sempre disegnato fin da bambina. Quando hai deciso che l’illustrazione sarebbe diventata la tua professione?

Sì, proprio come facciamo tutti da piccoli, disegnavo un sacco e mi è sempre piaciuto moltissimo.

Non sono sicura di poter individuare un momento in cui ho pensato di provare a farne una professione. Un po’ anche perché la vivo come una questione ancora aperta: sono piena di dubbi a riguardo, mi chiedo spesso se questo è davvero quello che vorrei fare.

Il percorso che mi ha portata fino a qui è stato piuttosto semplice: mi piace molto, è la cosa che più di tutto mi appassiona e che non ho mai messo da parte. Sono andata avanti nel fare pratica, nello studiare e sperimentare e ancora sento di volerlo fare. Credo sia venuta un po’ così, andando avanti.

Ricordo però un momento preciso, all’asilo, di una maestra che, forse proprio perché mi vedeva disegnare in continuazione (avevamo pile di quelle strisce di fogli, con le righe e i buchini su entrambi i lati, non so a cosa servissero in realtà… chissà se li usano ancora), si è avvicinata e mi ha detto più o meno:

“ Lo sai che esiste proprio una scuola dove ti insegnano a disegnare e disegni tantissimo?”

Ecco, ricordo che in quel momento ho pensato di voler andare in quella scuola lì.

Si dice che il modo migliore per realizzare un sogno è non avere un piano B. Sei d’accordo? Quanto conta mettere tutti se stessi nel perseguire il proprio obiettivo?

Credo di non saper rispondere, quello che ho fatto fino ad ora non mi fa sentire di essere arrivata da qualche parte di preciso. Non sento di aver davvero raggiunto qualcosa, mi sembra di essere sempre un passo indietro. Ho preso una direzione, questo sì, e sicuramente è stato essenziale concentrarmi su quella fino ad ora, anche se con alti e bassi.

Personalmente do molta importanza nel mettere se stessi in quello che si fa, sempre, qualsiasi cosa si stia facendo. Mi piace fare le cose al meglio che posso, a prescindere da quello che sarà il risultato, a prescindere dal fatto che poi non mi sembrerà abbastanza.

A maggior ragione, credo che mettere tutti se stessi sia fondamentale se si ha un obiettivo da raggiungere.

Questo per me porta con sé pro e contro: così facendo questa cosa è diventata più bella, è diventata mia, fa parte di me, è una cosa in cui a volte riesco a credere davvero, e mi sento stimolata, mi fa sentire in movimento, che c’è margine di miglioramento.

La parte un po’ meno bella è che mettermi così tanto e costantemente in discussione mi rende molto più vulnerabile, spesso tira fuori dubbi e incertezze che mi fanno vacillare.

In quel momento penso che forse non funziona, che non è la cosa giusta, che probabilmente dovrei ricominciare tutto dall’inizio e cambiare totalmente direzione. In quel momento penso al piano B, un piano che però non ho mai concretizzato neanche col pensiero e questo forse mi ha aiutato a proseguire fino ad ora.

Quindi spero proprio che chi lo ha detto abbia ragione, spero funzioni!

Pinocchio: il Gatto e la Volpe- Arianna Bellucci illustrator.
Pinocchio: il Gatto e la Volpe- Arianna Bellucci illustrator.

Se dovessi descrivere la tua arte in tre parole…

Molto difficile, sento il bisogno estremo di perdermi in parole e non dire niente, ma ci provo. Vado:

spigolosa, instabile, acerba.

È molto difficile perché la mia opinione rispetto a quello che disegno cambia molto da un giorno all’altro, o anche da un momento all’altro. Mi alzo dalla scrivania con una sensazione stimolante, di essere sulla buona strada, mi sento quasi soddisfatta. Vado a fare pipì e di nuovo a sedere mi sembra orribile, mi viene voglia di buttare tutto e l’ho fatto un sacco di volte. Sto cercando di migliorare questa cosa, meglio tenere e riprovare che gettare via.

Non ce l’ho fatta, qualche parola in più ho dovuto dirla.

Come hai sviluppato un linguaggio visivo così personale e riconoscibile? Ci sono state fonti di ispirazione che ti hanno influenzato più di altre?

Ah, che domanda difficile.

Personalmente non lo trovo molto riconoscibile, anzi se quello che sto facendo mi piace e lo sento mio, subito si insinua il dubbio, magari non lo è per niente ed è proprio per quel motivo che mi piace. Magari senza accorgermene sto facendo qualcosa di molto o troppo simile a qualcosa che ho già visto.

La paura del plagio inconsapevole!

Un po’ sicuramente succede, tutto ciò che esce da me è il frutto di una rielaborazione di ciò che mi ha colpito e che mi ha influenzato. Probabilmente succede a tutti, probabilmente è inevitabile, ma mi fa sentire un po’ a disagio.

Tutto per me può essere fonte di ispirazione, libri, illustrazioni, cinema, musica.

Mi interessa molto vedere quello che c’è intorno, mi piace osservare le persone cosa fanno, cosa dicono, come lo fanno e come lo dicono, mi piace osservare gli animali quando ne ho l’occasione.

C’è un sacco di roba.

Dragonflowers- Arianna Bellucci illustrator.
Dragonflowers- Arianna Bellucci illustrator.

Quanto somiglia l’illustrazione finale all’idea di partenza? L’immagine si traduce dalla mente alla carta o cambia e si evolve durante il lavoro?

Mi piace molto la fase precedente al disegno, in cui penso a quello che vorrei rappresentare e come lo vorrei fare, investo del tempo per fare ricerche, per vedere immagini, per pensare a ciò che sento io riguardo quella cosa, valuto se e quanto posso attingere da qualcosa che ho vissuto personalmente per rappresentarla.

Da lì decido cosa vorrei fare uscire dal disegno e prendo quella direzione.

Pur partendo con un’idea precisa mi lascio molto spazio per cambiare in corso d’opera. Un po’ succede perchè mi capita di iniziare qualcosa e di riprenderlo dopo del tempo. Non terminando l’illustrazione in tempi brevi, la mia visione della stessa cosa e il mio metodo possono cambiare.

Nel disegnarla può succedere che la resa dell’idea iniziale non è come immaginavo, quindi mi prendo la libertà di spostare cose, stravolgere la composizione e sono momenti che apprezzo molto, mi permettono di vedere le cose sotto un’altra luce, o trovare modi nuovi per rappresentarle.

Poi dipende molto da ciò che sto per fare. Se si tratta di lavoro, un lavoro in cui la richiesta è molto chiara e precisa, vado in quella direzione e la differenza tra l’idea iniziale e la resa finale dipende per lo più da quanto il cliente desidera cambiare in corso d’opera.

Direi che quasi sempre si evolve.

Nelle tue illustrazioni ricorre una componente che crea un senso di inquietudine, un’atmosfera da fiaba nera che colpisce in profondità. Perché è importante rappresentare ombre e contrasti sotto la superficie?

Ma davvero? Posso farti io qualche domanda?

Altra domanda molto difficile.

Forse lo faccio perchè mi diverte, per me è bello vedere che tutto ciò che appare bianco non è mai solo bianco e ciò che è nero non è mai del tutto nero, che è tutto mescolato, che dentro una cosa ce n’è un’altra, che le cose dentro possono essere diverse da quello che rimane in superficie. Che il bello non esiste senza il brutto e non c’è gioia senza sofferenza, le solite cose.

Vedo così quello che mi circonda, e forse cerco riprodurlo.

Non saprei, è proprio difficile.

Arianna Bellucci illustrator
Progettazione di personaggi- Arianna Bellucci illustrator.

Probabilmente butto fuori quello che sento, di inquietudine ne sento, “a chilate”, può darsi che semplicemente esca e basta. Se penso al contrasto, penso al conflitto e penso che il conflitto faccia parte della relazione, che si ha con se stessi, con gli altri.

E che sia la partenza per una riflessione, per qualcosa di nuovo.

Di solito cerco di pensare a ciò che suscita in me quello che a me piace e tento come posso di riprodurre quella sensazione.

Mi colpisce la capacità di chi rappresenta qualcosa con delle sfumature che suggeriscono l’opposto della cosa stessa, che ne mostra un lato positivo e uno negativo, mi fa percepire quella cosa ancora più bella, aggiunge qualcosa in più,

come se gli desse equilibrio.

Un tema un po’ pesante, rappresentato con comicità o con una leggerezza ai limiti dell’appropriato. Oppure una cosa comunemente concepita come bella e positiva, rappresentata da un punto di vista che ne mostra anche un lato orribile o spaventoso.

Tra i tuoi soggetti ce ne sono diversi ispirati al mondo naturale. Qual è il tuo rapporto con la natura?

Sento di avere un bel rapporto con la natura, un po’ meno con alcuni insetti.

È un posto bello, mi piacciono i suoi suoni, i suoi odori, mi piace sporcarmi le mani di terra e lavarle nel fiumiciattolo.

Credo sia una sensazione comune, per me è il posto giusto in cui stare in momenti di difficoltà: quando mi sento persa, a terra, vado dove si trova la terra vera, quello è il posto giusto per dare la giusta importanza alle cose. Mi aiuta a fare ordine.

Mi ricorda momenti belli di quando ero piccola, giocavo molto all’aria aperta, mangiavo i pinoli.

Adesso ne sento la mancanza… vado a prendere un po’ di pinoli. Al supermercato, ahimè.

Pinocchio- Arianna Bellucci illustrator.
Pinocchio- Arianna Bellucci illustrator.

Quali tecniche preferisci? Ce ne sono alcune che hai sperimentato e accantonato?

In realtà, fino a ora non ho sperimentato tante tecniche, ho spaziato davvero poco, purtroppo. L’acquerello è una tecnica che mi piace molto, ma è passato un po’ di tempo dall’ultima volta, dovrei rifare un po’ pratica. Sono un’asina totale con gli olii, che ho appena provato e subito abbandonato.

Ho sperimentato il digitale e mi sono fiondata lì.

È la tecnica che preferisco, per il momento è anche quella che utilizzo di più, a volte prima inizio da uno schizzo a mano su carta, altre volte parto subito dal computer.

Un mezzo che non ho mai abbandonato e che davvero preferisco più di tutto il resto, in assoluto, è il disegno a matita,

fare gli schizzi, ciò che vedo, ciò che ho in mente, blocchetto in borsa e via.

Da dove nasce la tua esperienza con il videogame?

La primissima esperienza è stata quando ero piccola: ho un fratello più grande che ne è appassionatissimo, colleziona davvero qualsiasi tipo di videogame e console. E, da sorella minore rompiscatole, ero sempre intorno per vedere quello che faceva e l’ho sempre assillato per farmi giocare.

L’interesse nasce da lì e con un po’ di fortuna ho avuto la possibilità di avvicinarmici anche col mio lavoro.

C’è un progetto tra quelli realizzati a cui sei particolarmente affezionata? E uno nel cassetto che ti va di condividere?

Mi sento molto legata a The Town of Light. (Ndr: il videogame realizzato con LKA.)

Per i temi stessi del videogame e per il gruppo con cui ho collaborato, a cui sono davvero tanto affezionata. Ho avuto la possibilità di imparare moltissimo, mi sono divertita e ho creduto molto al progetto.

Nel cassetto non saprei… ci sono tante cose diverse.

Vorrei cominciare a studiare animazione in stop motion, per esempio.

Prima o poi finirò di illustrare un racconto di Poe, uno dei primi che ho letto quando ero piccola, piuttosto semplice e divertente. Ma non mi convince mai come viene fuori, poi mi passa per la testa di farci una breve animazione, ancora non sono sicura.

Mi piacerebbe raccontare una storia, ma chissà se riuscirò mai.

C’è altro che vorresti aggiungere?

Vorrei soltanto ringraziarti per le tue domande, grazie, mi ha fatto molto piacere.

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